‘Viaggio incantato’, una carezza lieve

Prima vengono le impressioni tattili: e quindi la consistenza della copertina, la materia porosa della carta rigata e il piacevole attrito che offre accarezzando le facciate. Insieme, quelle visive: il bianco panna esteso sull’intera superficie, interrotto dalle sottili linee grigie e nere dell’illustrazione e del titolo. Quindi, la sensazione di cingere un’edizione decisamente elegante di Viaggio incantato di Robert Nathan, pubblicato da Atlantide. Solo durante la lettura, però, si ha la certezza di avere a che fare con un piccolo gioiello della narrativa del secolo scorso.

Viaggio incantato è un racconto lieve, una carezza delicata che riscalda il cuore in un’epoca di individualismo sfrenato, diffidenza verso il prossimo e odio diffuso. È la stessa lettura del mondo che fa il protagonista, Mr. Pecket, un uomo semplice e buono che viene costantemente sopraffatto dalla crudeltà che lo circonda.

Ormai si era convinto che la terraferma non fosse più un posto sicuro sul quale vivere. «È proprio così», pensava, «le persone sono più aggressive dei pesci quando stanno per mangiarsi». Quasi sperava che un’inondazione o qualche altra catastrofe mettesse fine all’intera umanità, che considerava solo come una massa di gente maleducata e irrispettosa.

L’unico motivo di piacere per lui risiede nella Sarah Pecket, la barca che ha costruito e che giace in giardino: è solo rintanandosi sul legno che Mr. Pecket inizia a fantasticare sulle sue avventure da marinaio e a viaggiare in luoghi lontani dalla realtà gretta in cui vive. Tuttavia, sua moglie Sarah, che dà il nome alla barca, ha una visione della vita molto più pragmatica e severa, e vende di nascosto la barca a un macellaio che ne farà un chiosco. Per Mr. Pecket è un colpo durissimo: si rifugia per l’ultima notte sulla barca, senza sapere che, complici un vento impetuoso e le ruote applicate alla Sarah Pecket per consegnarla agevolmente al nuovo proprietario, partirà sul serio per un viaggio incredibile verso Sud. Il sogno si fa realtà: Mr. Pecket abbandona la sua esistenza grigia e s’incammina a bordo dell’insolito veicolo.

Sentiva che c’era un tempo per tutto, che ogni cosa era al suo posto e si muoveva silenziosamente verso il proprio destino. Questo è parte di un sentimento noto al marinaio, è la quiete del mare, rispetto alla quale le speranze dell’uomo si muovono nei loro percorsi delicati, come i sogni del bambino sul petto della madre.

La cosa più incredibile è che Mr. Pecket non viaggerà da solo, ma ben presto avrà una piccola ciurma composta da Mary, una cameriera che abbandona la sua esistenza solitaria, e Mr. Williams, un dentista in cerca di fortuna.

Il trio intraprende un viaggio che è prima di tutto di scoperta interiore: ciascuno apprende a modo suo di possedere gli strumenti per rivoluzionare la propria vita, abbandonando il porto sicuro alla volta di nuovi lidi inesplorati. E poi il mondo appare meno minaccioso quando lo si affronta in tre su di una bislacca barca con le ruote!

Con una prosa leggera, ma carica di una forza mite, Nathan suggerisce al lettore di smettere di abbandonarsi inerte alla corrente, ma di farsi padrone del proprio destino, per affrontare le burrasche della vita con le mani strette intorno al timone. Ed è l’invito che voglio cogliere per i mesi a venire.

Iaia

Robert Nathan, Viaggio incantato, Atlantide, Roma 2019, 130 pp.

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