Perché uno spazio sui libri

Il 20 gennaio 2020 sembra un’ottima data per aprire un blog dedicato alle mie letture. 20 è un numero rassicurante – per una che teme da sempre i numeri, finendo per confondersi persino con i calcoli più semplici – e si ripete ben tre volte: 20 gennaio 2020. Non so se c’entri qualcosa il blue monday con la scelta di costruire oggi una prima impalcatura per questo spazio vuoto, e quindi l’esigenza di colmare una malinconia lieve.

La verità è che è giunto il momento per me di riprendere in mano le mie piccole certezze in una fase della mia vita in cui sono evanescente. Si crede che crescendo, trovando un lavoro e dedicandosi alle attività ‘da adulto’ non si faccia altro che darsi una definizione. Non so se questo possa considerarsi un bene, perché non ho mai amato troppo le definizioni, ma immagino possa aiutare a comprendersi di più. Per me non è così. (Forse non sono ancora adulta).

È certo che da molto tempo, ormai, mi sono persa. Sono così vaga e sfumata che anche le parole che pronuncio producono un suono leggerissimo, percepibile solo da piccoli cuori allenati. E, a volte, il chiasso del mondo si fa così intenso, che mi rintano in lunghi silenzi. Forse questo blog è un tentativo per uscirne, benché non abbia forze a sufficienza per unirmi al coro urlante che c’è fuori. Ecco perché questo spazio bianco è il rifugio ideale dopo il silenzio. Scriverò sulla carta bianca dello sfondo, senza urlare.

Le piccole certezze cui alludevo prima sono poche. Fra queste, i libri, il luogo in cui mi elevo. Appunterò riflessioni sulle mie letture, senza pretese da critica letteraria. Forse così, chissà, ritroverò la mia voce, e poi la mia testa, e poi me tutta. Proviamo.

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